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Il Burnout nelle professioni sanitarie e Il Training Autogeno

Quando parliamo di salute tendiamo ad occuparci dei bisogni del paziente e della sua famiglia, dimenticando spesso che fra gli attori della lotta alla patologia e della promozione di una migliore qualità di vita ci sono altri personaggi, quali gli operatori sanitari tutti (dal medico all’infermiere, al riabilitatore, all’assistente che riceve allo sportello ticket).

burnoutRicordiamo infatti che anche gli operatori sono “umani”, che hanno emozioni, sensazioni, che la loro professione assorbe molte energie, anche spesso sono il parafulmine delle frustrazioni dei pazienti e dei superiori, frustrazioni alle volte apparentemente scollegate dalla problematica medico dal rapporto gerarchico professionale.

In seguito a tutto questo, può arrivare un particolare tipo di stress, chiamato burnout (letteralmente vuol dire “bruciato”), che colpisce soprattutto le professioni di aiuto, ossia quelle professioni che implicano una relazione basata sull’aiuto unilaterale.

In pratica il burnout è un tipo di risposta ad una situazione di lavoro sentita come intollerabile, che non può essere alleviata attraverso una soluzione attiva dei problemi.

In tal caso, l’operatore sentirà una sensazione di straniamento, di incapacità e tenterà di evitare il coinvolgimento con gli altri (esaurimento emozionale); oppure avrà sentimenti negativi verso gli altri, visti come incompetenti, seccanti, sentimenti negativi verso se stessi con senso di colpa (spersonalizzazione); o ancora vivrà un senso di inadeguatezza, di fallimento professionale (ridotta realizzazione personale sul lavoro).

Ovviamente il burnout per svilupparsi ha bisogno che sia già presente una base di stress piuttosto avanzato. Alla base del burnout quindi ci sono le stesse cause del comune stress lavorativo: fonti intrinseche al lavoro (fattori fisici e ambientali come rumorosità, vibrazioni, variazioni di temperatura, ventilazione e umidità, illuminazione, carenze dell’igiene ambientale), ruolo nell’organizzazione (ambiguità di ruolo e conflitto di ruolo, ossia richieste tra loro incompatibili), sviluppo di carriera (ambizioni deluse, competitività tra colleghi, sovra-promozioni, retrocessioni), relazioni di lavoro (incongruenza di posizione, densità sociale, personalità non empatica dei colleghi), struttura e clima organizzativo (mancanza di senso di appartenenza).

Le reazioni a questa complessa situazione, laddove si sviluppa anche il burnout, sono quelle già indicate precedentemente, alle quali vanno aggiunti un forte distacco emotivo, la perdita di idealismo ed entusiasmo e l’aumento di apatia,che hanno una funzione difensiva (ossia, se mi allontano, se creo un distacco, sono meno investito emotivamente e quindi posso sopravvivere).

A questa reazione consegue poi il senso di colpa, generato proprio dalla consapevolezza di aver preso le distanze e di non riuscire più a rispondere adeguatamente ai bisogni altrui. Ovviamente il burnout è un meccanismo che si auto rinforza, una sorta di circolo vizioso.

Ma! Ma…c’è la possibilità di uscirne.

Le soluzioni possibili sono diverse, dal cambiare lavoro (quando possibile) al “cambiare se stessi” (ossia intraprendendo un percorso psicoterapeutico che aiuti ad affrontare le situazioni), allo scindere la vita professionale da quella privata (ossia investire in attività altre, attività ricreative, magari prendendo spunto da passioni che erano rimaste sopite).

Uno strumento che può accompagnare questa ricerca di cambiamento e sviluppo è il Training Autogeno che consente di raggiungere il totale rilassamento fisico e psichico e aiuta a ritrovare l’armonia psico-fisica attraverso una serie di esercizi da svolgere mentalmente seduti o stesi sul letto.

Il Training Autogeno è uno strumento semplice senza controindicazioni, utile a tutti: pazienti, infermieri, medici, operatori, ecc. Tenete a mente però che esiste un particolare tipo di stress “buono” (eustress) che consiste in quella pressione, quell’esplosivo a timer che ci permette di essere produttivie di raggiungere i traguardi che ci poniamo nella vita, insomma “non tutto lo stress viene per nuocere”!

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